Shaolin

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Nell’antica Cina esisteva una forte rivalità fra i vari popoli che vi abitavano, ma esisteva anche a livello personale. Lo studio delle arti marziali serviva sia per difendersi da potenze rivali, sia per affermare la propria autorità. Per questo motivo ognuno custodiva gelosamente i segreti della propria arte marziale e questo antagonismo non permetteva di scambiare pacificamente idee culturali e soprattutto quelle sulle arti marziali.

L’arrivo del Buddismo in Cina ha fatto cambiare a molti credenti, maestri di arti marziali cinesi, il loro punto di vista per quanto riguarda l’odio e il “dare e avere”. Il buddista dà importanza al progresso interiore, all’andamento dello spirito umano e alla propria capacità di comprendere. C’è un perché dei problemi, delle preoccupazioni e dell’inquietudine della gente. Questi sentimenti sono causati dall’avarizia, dal risentimento e dall’ignoranza che portano ad una circolazione di negatività continua. Per cancellare questo senso di preoccupazione e inquietudine bisogna eliminare l’avarizia, il risentimento e l’ignoranza.

Il monastero di Shaolin, costruito alla fine del IV secolo d. C. nella regione Hernan del nord della Cina, è nato come tempio di religione buddista. A questo tempio giunsero persone provenienti da luoghi diversi e probabilmente in rivalità fra loro. Arrivati in questo tempio, diventarono monaci buddisti praticanti e credenti e, in seguito a questo fatto, iniziarono a mettere da parte questo antagonismo ed a scambiare pacificamente idee sul proprio sapere culturale, in particolare sul kung fu. Si cominciò così a scrivere libri su questi argomenti, che vennero poi tramandati alle generazioni successive, accumulando in questo modo le esperienze precedenti: si assiste alla nascita dello stile kung fu di Shaolin. Il monastero di Shaolin non era più solo un tempio di religione buddista, ma era diventato anche un luogo di pratica delle arti marziali.

Il monaco Da Mo

Si è visto che lo sviluppo del kung fu è dovuto a cambiamenti politici e culturali che si presentarono in Cina nel corso dei secoli, ma la storia di questa antica arte marziale cinese è caratterizzata anche da diverse leggende. Forse la più famosa leggenda di kung fu è quella del monaco Da Mò.

Da Mò era un monaco proveniente dall’India, in lingua cinese antica “Tien Giù”. Nel 510 d.C. egli arrivò via mare in Cina, più precisamente a Guang Zhou, capoluogo di Canton ed in seguito si diresse alla corte dell’Imperatore “Leàn Wu Dì”, buddista credente e praticante, appartenente alla dinastia “Nan Leàn” (502-556 d.C.). L’imperatore non gradì la personalità ed il comportamento di Da Mò poiché il monaco parlava poco, probabilmente perché non conosceva la lingua cinese, Non avendo l’imperatore apprezzato questo comportamento, il monaco andò via da lui e si spostò verso il nord della Cina, arrivando così al monastero di Shaolin, dove morì dopo 9 anni di permanenza.

Si dice che Da Mò abbia inventato lo stile Shaolin, ma ciò è improbabile visto che il monaco, all’interno del monastero, non parlava con nessuno e meditava tutto il giorno con gli occhi fissi sul muro: metodo chiamato “Mien Piì”. La realtà, secondo Da Mò, può essere capita soltanto con la meditazione e con l’intuizione del cuore, ovvero con la forza del pensiero: sistema di meditazione “Zen” che il monaco portò in Cina. Durante la sua permanenza nel monastero di Shaolin Da Mò non scrisse mai alcun testo riguardante la religione buddista perciò è difficile che abbia addirittura lasciato qualcosa al kung fu.